DONNE E SUBACQUEA - Lustrica Diving
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DONNE E SUBACQUEA

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In occasione della festa della donna ho voluto condividere una mia riflessione su un argomento sempre attuale: le donne e la subacquea.

Sempre più donne si affacciano a questa attività ogni anno ma ancora nelle imbarcazioni diving spesso siamo ancora in minoranza. Per anni infatti questa attività è stata praticata quasi esclusivamente da uomini, vuoi perchè in origine veniva utilizzata a scopi militari e quindi nell’immaginario collettivo “non era una cosa da donne” ma solo per “veri uomini”, vuoi perchè si è sempre pensato che le donne non fossero abbastanza forti.


Ma vediamo di sfatare un po’ di dubbi.

LE ORIGINI DELLA SUBACQUEA

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In principio la subacquea veniva utilizzata puramente a scopo militare.
Solo nella prima metà del 900 si iniziò a praticare la subacquea ricreativa ma forse proprio perché l’immagine del subacqueo era sempre associata al militare forzuto e coraggioso, la percentuale femminile era davvero molto bassa.




Con l’avvento della subacquea ricreativa le tecniche di addestramento e di immersione iniziarono ad essere impostate di più sul divertimento e sul relax; vennero man mano perfezionate anche le prime attrezzature rudimentali e si iniziò a guardare al confort del subacqueo.
Le prime che vi hanno intravisto un vantaggio economico sono state le case produttrici di attrezzatura: nel 1980 compaiono le prime attrezzature per donne anche se caratterizzate solo da taglie più piccole e di colore rosa. Negli anni successivi vengono perfezionate e rese sempre più comode e allineate alle esigenze delle neo sirenette. 

La curiosità del genere umano trovava così un mondo nuovo da scoprire e da studiare e la diffusione della subacquea aumentò di anno in anno.

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Una maggior affermazione della figura femminile, anche nel campo sportivo, e la loro crescente indipendenza economica, ha fatto si che questa attività venisse scelta sempre di più anche dalle signore: basta pensare che agli inizi degli anni ‘80 la percentuale delle donne nella subacquea era di circa il 20% e ad oggi questa percentuale è raddoppiata. Sempre più donne si approcciano alla subacquea, sia ricreativa che tecnica, ma ancora la componente maschile ha la maggioranza.
Andiamo quindi ad analizzare vari aspetti e preconcetti che ad oggi ancora ostacolano la partecipazione delle donne alle attività subacquee.

FATTORI FISIOLOGICI

L’evidente differenza corporea tra uomini e donne inizialmente aveva fatto ipotizzare una maggior incidenza della malattia da decompressione (MDD) nei soggetti femminili. Solo dopo uno studio del 2005 di una giovane dottoressa francese, che si avvalse del doppler, si evinse invece che le donne producono meno bolle degli uomini e quindi sono meno soggette all’MDD.

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ANATOMIA FEMMINILE: VANTAGGIO O SVANTAGGIO?

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Indubbiamente le differenze anatomiche tra i due sessi influenzano la performance sportiva: tendenzialmente la corporatura delle donne è più esile rispetto a quella dell’uomo e da qui si evince che questi ultimi possono portare più peso. Ciò non esclude che, con il dovuto allenamento, una donna non riesca a portarsi la propria attrezzatura e a muoversi, fuori dall’acqua, con la stessa sulle spalle. Bisogna poi riconoscere che, a parità di parametri fisici (altezza, peso, volume toracico, ecc) l’uomo sviluppa una maggiore potenza. Ma è anche vero che sott’acqua non dobbiamo correre dietro ai pesci, né scappare da ipotetici mostri marini.

E poi mi vorreste dire che tutti i subacquei maschi che si immergono sono tutti in perfetta forma fisica ed allenati?

Sicuramente per affrontare le immersioni tecniche è fondamentale una buona forma e forza fisica, data la mole di attrezzatura utilizzata, vuoi per le profondità che si toccano ma anche per la ridondanza di attrezzatura necessaria per immergersi in tutta sicurezza. Ma anche in questo caso, ho visto e provato con i miei occhi, che una buona dose di tenacia unita all’allenamento danno degli ottimi risultati anche alle subacquee.


È stato inoltre provato che, anche a parità di corporatura, le donne consumano meno aria dei maschietti.

Un aspetto da non sottovalutare è il maggior rapporto superficie-volume corporeo e una massa muscolare minore che le donne hanno: ciò implica una dispersione di calore maggiore che tendenzialmente porterà le donne a sentire più freddo rispetto agli uomini, inconveniente facilmente risolvibile con la giusta copertura termica.

MESTRUAZIONI E IMMERSIONI

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Ogni donna affronta i suoi 5 giorni al mese in maniera diversa: c’è chi non riesce ad alzarsi dal letto e chi invece preferisce muoversi o allenarsi. Tendenzialmente il senso di sforzo durante il ciclo è percepito in maniera maggiore anche se ciò può non influire sui risultati delle prestazioni tanto è vero che moltissime atlete hanno raggiunto i loro migliori risultati durante il ciclo.




Statisticamente circa il 90% delle donne si immerge durante le mestruazioni, quindi l’unico consiglio è quello di conoscersi e rispettare ciò che il nostro corpo ci chiede; in tutti i manuali subacquei viene riportato che se non ci si sente nelle condizioni ottimali per affrontare l’immersione è meglio rimandarla.

Non fatemi rispondere alla domanda cretina se una donna che si immerge con il ciclo attira gli squali… per favore!

CONTRACCETTIVI ORALI E IMMERSIONI

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Molte delle pillole contraccettive hanno come controindicazione l’addensamento del sangue che aumenta l’incidenza dell’MDD. Parlatene con il vostro medico e scegliete il contraccettivo più adatto a voi. Fondamentale è mantenersi idratate, non fumare e mantenersi in esercizio, ma questi ultimi tre consigli valgono per tutti i subacquei.

GRAVIDANZA E IMMERSIONI

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Discorso a parte invece per le donne in dolce attesa: la DAN sconsiglia di immergersi durante la gravidanza o se si sta provando a rimanere incinta, perchè è stato dimostrato, da uno studio su 208 donne incinte che si sono immerse, che i loro neonati alla nascita presentavano tassi maggiori di peso ridotto, malformazioni congenite, difficoltà respiratorie neonatali e altri problemi.




A seguito del parto naturale è consigliato rientrare in acqua dopo appena 21 giorni; invece con un parto cesareo senza complicazioni dalle otto alle dodici settimane. Nessun problema è stato riscontrato nelle mamme che allattano e fanno immersioni dato che le bolle di azoto non sono trasmissibili con il latte.
Si consiglia comunque di seguire le indicazioni del medico o di contattare la DAN per maggiori informazioni.

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A tal proposito vorrei rivolgermi a tutte le donne che, dopo essere diventate mamme, hanno appeso le pinne al chiodo…ma perchè? Perchè rimanere solo con la nostalgia delle immersioni passate? È forse un sacrilegio prendersi due ore di tempo per coltivare una nostra passione, che magari si condivide anche con il proprio partner? E ancora, non può il dolce paparino alternarsi con la mamma e rimanere coi pargoli in attesa che la mamma-subba torni dall’immersione?

…ma dico, bonariamente, alle donne: se lo avete scelto come padre dei vostri figli, fateglielo fare, il papà! E magari quando il cucciolo cresce, potrete condividere questa emozionante attività con tutta la famiglia!

INTERVENTI CHIRURGICI COSMETICI

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Come per qualsiasi altra operazione, il ritorno in acqua dopo un intervento chirurgico dipende dal tipo di operazione: da poche settimane dopo iniezioni di botox a sei/otto settimane dopo l’impianto di protesi o dopo un’addominoplastica. Inutile dire che anche i maschietti più vanitosi potrebbero volersi sottoporre a questa tipologia di interventi, direi quindi che anche questa questione non è invalidante solo per le donne.





Chiuderei la parentesi sulle differenze anatomiche tra i due sessi, prima di diventare noiosa, affermando che non ci sono reali svantaggi per una subacquea rispetto ad un subacqueo nell’immergersi e passerei invece ad affrontare, con ironia e senza offesa per gli amici maschietti, i pregiudizi che circolano ancora in merito alle donne nella subacquea.

COMPORTAMENTO SUBACQUEO

Tra le nozioni che si apprendono seguendo un qualsiasi corso subacqueo ce ne sono due di cui non dovremmo mai dimenticarci: la formazione e la prudenza. È proprio grazie a questi due elementi che si possono effettuare immersioni in tutta sicurezza, si possono prendere decisioni corrette per saper fronteggiare le situazioni più difficili in immersione.   

Di solito sono gli uomini che, per fare immersioni più impegnative o comunque diverse da quelle fatte fino al quel momento, si buttano nell’esperienza anche senza aver seguito un corso apposito o avere la dovuta preparazione perchè preferiscono imparare facendo, un pò come quando non leggono il libretto di istruzioni dell’apparecchio elettronico appena comprato e ci mettono il doppio del tempo già solo per collegare i cavi.

Le donne tendenzialmente sono molto più prudenti degli uomini e lo dicono anche le statistiche sugli incidenti stradali: solo un quarto degli incidenti stradali è provocato dalle donne al volante.
È stato anche dimostrato che le donne riescono a fronteggiare meglio le situazioni di stress avendo una struttura anatomica diversa rispetto agli uomini: la corteccia cingolata anteriore e quella prefrontale, che governano rispettivamente la preoccupazione e le emozioni, sono più grandi e più veloci nelle donne.

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Un’altra differenza fondamentale nelle situazioni di stress è la capacità delle donne di essere più empatiche rispetto agli uomini. In una situazione stressante le donne tendono a diventare empatiche e a dare un maggior supporto ai propri partner. Nell’uomo succede invece il contrario: sembrerebbe infatti che lo stress renda gli uomini più egocentrici e critici e addirittura svalutanti verso le proprie partner. Guardando ciò da un punto di vista etologico abbiamo due differenti risposte allo stress: l’uomo è più improntato ad una risposta “combatti o scappa”, la donna invece “rifletti e cura”. Da qui l’importanza di avere gruppi misti di subacquei per arricchire l’esperienza e il ventaglio di risposte ad uno stesso evento.

DONNE CHE LAVORANO CON LA SUBACQUEA

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Proprio per quanto detto sopra credo che avere una componente femminile nel team di lavoro sia fondamentale, sopratutto in un diving center. Le donne sono molto più pazienti ed umili e grazie alla loro spiccata empatia riescono a mettersi allo stesso livello di chi ha davanti anche se sono loro le istruttrici: questo permette un apprendimento più tranquillo, mettendo a proprio agio l’allievo che quindi si sentirà meno in difetto se qualche esercizio non gli viene al primo tentativo o sereno nel fare quella domanda che non farebbe ad un istruttore saccente che dà per scontato ogni cosa.

Aspetto da non sottovalutare è l’avere nello staff delle donne, cosa che farà sentire a proprio agio tutte quelle donne che si avvicinano all’attività subacquea ma anche quelle più esperte. Inoltre le donne sono molto più attente ai dettagli che gli uomini ritengono più frivoli, ma che apprezzano una volta che vengono fatti (solitamente appunto da una donna), come offrire un bicchiere d’acqua in una giornata calda prima di buttarsi in mare, sistemare la cintura di zavorra o qualsiasi elemento dell’attrezzatura posizionato inavvertitamente male.

Nella mia esperienza posso anche dire che le donne sono molto più pratiche ed organizzate, piu affidabili e puntuali nel lavoro, disposte ad imparare anche e sopratutto da un’altra donna… la tanto blasonata solidarietà femminile!



E in ultimo…

FACCIAMO PARLARE I NUMERI

Per chi fa business ciò che conta davvero non sono i like sotto un post ma i dati e questi portano a pensare che il potenziale cliente subacqueo ideale sia donna:

  • più del 50% dei viaggiatori ad oggi sono donne;
  • l’85% delle questioni familiari vengono decise dalle donne;
  • l’85% degli acquisti sono fatti dalle donne;
  • le consumatrici raccomandano un business circa il 30% in più rispetto agli uomini.

E se anche le più grandi compagnie prendono sul serio questi numeri, perchè non dovremmo farlo nella subacquea?

“Verrà il giorno in cui una nomina come la mia non sarà più una notizia, e allora sì, per davvero, quello sarà un gran giorno per tutte le donne”.

Queste sono le parole di Margherita Cassano, prima donna della storia eletta recentemente Presidente della Corte di Cassazione, quando le è stato chiesto cosa ne pensasse di questo traguardo raggiunto da una donna e quanto ciò potesse servire per la parità dei generi.

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